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Park Hotel ai Cappuccini - hotel 4 stelle a Gubbio: prenota ora il tuo albergo!

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  Park Hotel ai Cappuccini

Seleziona il tuo hotel a Gubbio Park Hotel ai Cappuccini è un albergo 4 stelle a Gubbio
Prezzo hotel: Park Hotel ai Cappuccini Prezzo a partire da 180 euro
Prezzo hotel: Park Hotel ai Cappuccini Controlla prezzi e disponibilità camere: Park Hotel ai Cappuccini
 
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foto hotel Park Hotel ai Cappuccini a Gubbio Descrizione struttura ricettiva:
Unanimente riconosciuto come uno dei migliori alberghi dell'Umbria, il Park Hotel ai Cappuccini è un monastero del XVII secolo sapientemente ampliato e restaurato. Appartato eppure vicinissimo al centro storico della città di Gubbio, luminoso gioiello medioevale, unisce, in una felice ed equilibrata combinazione, antichi ambienti e nuovi comfort.
Altre informazioni:
Unanimente riconosciuto come uno dei migliori alberghi dell'Umbria, il Park Hotel ai Cappuccini è un monastero del XVII secolo sapientemente ampliato e restaurato. Questo splendido edificio e le comunità religiose che fin dalla sua costruzione l’hanno abitato, appartengono alla storia di Gubbio. Gubbio è nel cuore dell’Umbria, candido gioiello immerso nel verde. Le sue pietre, la sua architettura sono tra le testimonianze più alte di un Medioevo luminoso, raffinato e colto. Appartato eppure vicinissimo al centro della città, oggi il Park Hotel ai Cappuccini è una struttura che unisce, in una felice ed equilibrata combinazione, antichi ambienti e nuovi comfort. Relax, fitness, arte, cultura, riunioni di lavoro e buona cucina trovano in questa cornice la giusta collocazione. Ristorante, american bar, wellness centre, palestra, piscina di 25 m. indoor, campo da tennis e da calcetto
In che zona o vicino a quali luoghi si trova l'hotel:
Gubbio tra passato e presente. Tracce di insediamenti preistorici nel territorio eugubino sono documentate fin dal Paleolitico medio. Recenti campagne archeologiche hanno portato all’individuazione di siti dell’Età del Bronzo, molto prossimi alla città. Gubbio fu centro importante degli Umbri, come testimoniano le Tavole Eugubine (III-I sec. a.C.), il più notevole cimelio epigrafico dell’Italia preromana. Si tratta di sette tavole in bronzo che contengono prescrizioni rituali per particolari cerimonie e danno anche indicazioni sull’ordinamento della città-stato iguvina. Gubbio strinse alleanza con Roma fin dal III sec. a.C. Municipio ascritto alla tribù Crustumina, la città divenne fiorente nei primi tempi dell’Impero, come testimoniano ancor oggi numerosi resti archeologici (tra cui quelli del Teatro). Alla caduta dell’Impero romano Iguvium fu distrutta durante la guerra gotica. In seguito fece parte (con alterne fortune) del dominio bizantino, dal quale si sottrasse nell’VIII sec., quando venne più volte occupata dai re longobardi. Nel corso dell’XI sec. Gubbio passò dalla preminente autorità del vescovo a un proprio autogoverno comunale. Sia il Barbarossa (1163) che Enrico VI (1191) riconobbero ai consoli eugubini un’ampia giurisdizione e privilegi che determinarono aspri contrasti con la vicina Perugia. Nel 1217 Eugubium venne sconfitta dai perugini e dovette rinunciare alle sue ambizioni di espansione. Col 1262 ebbe inizio la preponderanza guelfa che determinò un lungo periodo di pace e di prosperità, se si eccettua il tentativo dei ghibellini di impadronirsi nel 1300 della città. Gubbio raggiunse un elevato numero di abitanti, si svilupparono le arti (specie quella della lana), vennero edificate le nuove mura e gli imponenti palazzi comunali. Lo sviluppo si arrestò nel 1350, quando Giovanni Gabrielli divenne signore della città. Nel 1354 il cardinale Albornoz sconfisse il tiranno e Gubbio fu sottoposta (con relativa autonomia) al dominio della Chiesa. A tale stato di fatto la città si ribellò nel 1376; poco dopo il vescovo Gabriele Gabrielli si impadronì del potere. Seguì un periodo di lotte intestine che determinò di fatto la sottomissione di Gubbio ai Montefeltro (1384). La dominazione dei conti e dei duchi di Urbino (Montefeltro fino al 1508, Della Rovere fino al 1631) diede luogo a un periodo di relativa floridezza civile e artistica, soprattutto sotto la signoria di Guidantonio e di Federico di Montefeltro. Con Federico si iniziò la costruzione in forme rinascimentali del Palazzo Ducale. Gli eugubini restarono fedeli ai signori di Urbino anche durante le brevi dominazioni del Valentino (1502) e di Lorenzo dei Medici (1516-1519). Il periodo in cui Gubbio appartenne direttamente allo Stato della Chiesa fu caratterizzato da una progressiva decadenza economica e politica. Con Napoleone la città venne unita alla Repubblica Cisalpina (1798), a quella Romana (1798-1799) e poi, dal 1808 al 1814, al Regno Italico. Nel 1860, poco dopo l’annessione al Regno d’Italia, Gubbio fu aggregata all’Umbria. La Festa dei Ceri (15 maggio) La Festa dei Ceri, è una delle tradizioni più emozionanti e singolari in Europa e si svolge nella città di Gubbio il 15 maggio di ogni anno. I Ceri sono tre macchine di legno a forma di prismi ottagonali sovrapposti e decorati, pesanti circa 4 quintali, portati trionfalmente a spalla dai ceraioli in onore di S. Ubaldo, patrono della città. Sulla cima dei Ceri sono saldamente fissate le statue dei santi Ubaldo, patrono della città e della Corporazione dei Muratori e Scalpellini; Giorgio, patrono della Corporazione dei Merciari; Antonio Abate, patrono dei Contadini e degli Studenti. Le origini di questa Festa sono antichissime: taluni studiosi la fanno risalire alle cerimonie pagane in onore delle divinità umbre (Cerfus) o romane (Cerere). Altri studiosi la riferiscono ai festeggiamenti dopo la vittoria di Gubbio nella guerra contro 11 città alleate contro (1154). L'ipotesi più plausibile rimane comunque quella legata alla figura di S. Ubaldo: il 16 maggio del 1160 l'amato Vescovo di Gubbio morì; tutti i cittadini allora iniziarono un pellegrinaggio con candele accese, rito che si ripeterà sempre la sera della vigilia (il 15 maggio) in memoria del transito, caratterizzato dall'offerta di ceri votivi da parte delle Corporazioni di Arti e Mestieri. I praticanti delle arti più ricche, Muratori, Merciai e Vetturari, se ne andavano iubilantes et gaudentes con tre Cereos Magnos di legno, ricoperti di cera. Così è scritto nello Statutum Eugubii del 1338. La Festa anche oggi si ripete ogni anno, anche se vissuta con spirito diverso. L'inizio, della Festa, in un'atmosfera di allegria, si ha la prima domenica di maggio, allorché i Ceri e le 'barelle' utilizzate per trasportarli vengono prelevati dalla Basilica di S. Ubaldo sul monte Ingino e portati all'interno delle mura cittadine tra canti popolari. La sera del 14 maggio le vie e le piazze si trasformano in un unico grande luogo dove gioia e allegria esplodono tra cene e 'sbicchierate' varie. SBANDIERATORI L'arte del giuoco della bandiera è conosciuta in Gubbio fin dal XIV secolo. Molti documenti storici, tratti dall'archivio comunale, testimoniano la presenza degli Sbandieratori, il primo risale al 1380 quando all'abile pennello di Petruccio Luca venne affidata la decorazione delle Bandiere da svolazzare. Nel Medioevo un drappello di bandieranti prendeva parte a tutte le cerimonie civili, militari e religiose. Oggi il Gruppo degli Sbandieratori rinnovano il glorioso e secolare passato. Sulle bandiere sono cuciti i segni della storia di Gubbio fino agli "stilemi" del primordiale popolo umbro che tra i primi abitò la penisola Italica. Questi drappi splendono nei precisi e rapidi movimenti e nei giuochi vertiginosi che raggiungono l'apice con altissimi lanci. Gli Sbandieratori sono i novelli ambasciatori di questa civiltà che portano al mondo il messaggio universale ed eterno delle tradizioni di libertà e di pace che trae forza dalla sua storia culturale. BALESTRIERI (Palio della balestra ultima domenica di maggio) L' origine dei Balestrieri (Ballistari) in Gubbio, come in tutti i grandi Comuni e nelle Repubbliche del Medio Evo, fu dovuta allo scopo di avere, in caso di bisogno, uomini pronti e adatti a servire la Patria. Si formarono così le "Compagnie del popolo" o "Società d'Armi" che si mantennero sino all'epoca delle Signorie. Ogni balestriere doveva: essere munito di balestra con corda e crocco appartenere a classe agiata o popolana, non stare a servizio di chicchessia per essere libero di esercitarsi al tiro nei festivi. Nei libri delle riforme, che rappresentano una esatta e minuta cronistoria della vita politica ed amministrativa di Gubbio, per circa sette secoli, si può osservare come i vari gradi della Magistratura cittadina avessero gran cura dell'istituzione dei Balestrieri. Si sa pertanto che nel 1537 la Comunità concesse loro un vero e proprio poligono di tiro, poligono che a seguito di una transazione avvenuta nel 1537 tra la Società dei Balestrieri ed un tal Domenico Peri Angelis, ebbe la sua sede definitiva presso l'antica Porta del Marmorio (ora Porta Trasimeno). Si stabilì anche una "domuncula", piccolo edificio per conservare le balestre. La stessa transazione porta altresì le dimensioni del campo di tiro, che doveva essere tenuto sgombro da alberi, onde permettere ai balestrieri di compiere le loro esercitazioni. Nel 1729 si vollero coordinare le vecchie norme con altre che si era ritenuto di introdurre, sempre col dovuto accordo del Gonfaloniere, del Collega e dei Consoli. L'abilità ed il valore dei Balestrieri Eugubini nel tirare con la balestra antica all'italiana ha creato loro la fama legittima di uomini esperti con i quali è sempre un grosso onore cimentarsi. Quest'ultimo è il giusto e meritato riconoscimento per tutti quegl' uomini e per quella Società che da più di cinque secoli è impegnata nella nobile arte del tiro con la balestra. L’artigianato Tuttora attivo e fiorente e legato alla storia e alle tradizioni del territorio, si presenta come espressione di due diversi fenomeni: quello prevalentemente produttivo e quello artistico tradizionale, di cui sono qualificati esempi le botteghe della ceramica, del legno, del ferro battuto, del restauro, della liuteria e lavorazione della pelle. L’avvento della produzione industriale non ha segnato la scomparsa di queste produzioni tipiche di pregio. Il simbolo per eccellenza è rappresentato dalle due città di affermata tradizione ceramica artistica, Gualdo Tadino e Gubbio. La gastronomia Conserva usanze e tradizioni quasi sempre legate alle stagioni o al lavoro dei campi: Natale e Capodanno, Pasqua e la ricorrenza dei defunti, la stagione dei raccolti, la mietitura, la vendemmia, la scortecciatura del granoturco e la raccolta delle olive. Occasioni particolari alle quali le varie comunità erano solite associare piatti speciali, le cui ricette nel tempo sono diventate un patrimonio di conoscenze. Una grande varietà di piatti tipici e tradizionali è proposta nella cucina familiare e nei ristoranti di buona qualità del territorio eugubino gualdese. tra i piatti tipici più importati è degno di essere ricordato “il friccò” preparato con carni bianche (pollo, coniglio, agnello) e cotto con vino, aceto, aglio, rosmarino, olio e spesso con pomodoro e accompagnato dalla crescia. La Mostra Mercato Nazionale del tartufo bianco e dei prodotti agro-alimentari, Si tiene tutti gli anni dal 30 ottobre al 2 novembre) E' organizzata dalla Comunità Montana dell’Alto Chiascio, è appuntamento di assoluto rilievo tra le rassegne autunnali, sia per la straordinaria qualità del tartufo bianco locale (Tuber Magnatum Pico) e delle altre prelibatezze presenti negli spazi espositivi (formaggi di pascolo, norcinerie, carni selezionate, olio extravergine d’oliva, miele, dolci tradizionali, etc..), sia per la prestigiosa collocazione nel cuore del centro storico di Gubbio. Per l’occasione viene allestita anche una vetrina di pezzi dell’artigianato artistico comprensoriale (ceramica, bucchero, ferro battuto, ricami, legno, cuoio, stucchi…) ed è possibile ottenere uno speciale annullo filatelico raffigurante il logo della manifestazione. (da Umria2000)
Come raggiungere l'albergo:
COME RAGGIUNGERE GUBBIO La città è più agevolmente raggiungibile in auto. Chi proviene da nord: 1) Dal versante adriatico, Gubbio è raggiungibile uscendo dall' autostrada A14 a Fano e proseguendo in direzione Roma (75 Km.) oppure uscendo a Cesena Nord proseguendo sulla superstrada E45 sino all'uscita Gubbio e poi sulla statale per ca. 25 Km.. 2) Dal versante tirrenico (consigliabile solo per chi proviene da Toscana e Liguria), dopo aver lasciato l' autostrada A1 al casello di Valdichiana (non Arezzo) dirigersi verso Perugia (raccordo autostradale). Oltrepassata la città, proseguire sulla superstrada E45 in direzione Cesena ed uscire a Bosco (30 km.) oppure ad Umbertide-Gubbio (25 Km - itinerario consigliato). Chi proviene da sud: 3) Dal versante tirrenico, dopo aver lasciato l'autostrada A1 al casello di Orte, dirigersi verso Perugia-Cesena (superstrada E45). Superata Perugia, proseguire in direzione Cesena ed uscire a Bosco (30 km.) oppure ad Umbertide-Gubbio (25 Km - itinerario consigliato). 4) Dal versante adriatico, uscire dall'autostrada A14 ad Ancona Nord in direzione Fabriano. Superata Fabriano (40 Km.) proseguire sulla statale per Gubbio. Treno: La stazione più vicina è quella di Fossato di Vico, sulla linea Roma-Ancona (a 18 km da Gubbio). Collegamenti autobus con il centro città o taxi Aereo: L' aereoporto più vicino è quello di Perugia (km. 40) per chi proviene da Milano. Per ogni altra provenienza lo scalo consigliato è quello di o di Ancona-Falconara (km. 95), Roma-Fiumicino (km. 220), Firenze-Peretola (km. 200) . ARRIVATI IN CITTÀ: a) Provenienti dalla E45 (da nord uscita Gubbio – da sud uscita Umbertide-Gubbio) oppure dalla A14 (uscita Fano): sulla grande rotonda nei pressi di Gubbio, proseguire diritto per ca. 1 km; sulla seconda piccola rotonda proseguire ancora diritto per ca. 0,1 km.; l’albergo si trova sulla sx b) Provenienti dalla E45 (da sud uscita Bosco-Gubbio), in città alla seconda rotonda svoltare a sx e seguire le indicazioni. L’albergo si trova nella parte ovest della città c) Provenienti dalla A14 (uscita Ancona Nord), nei pressi di Gubbio seguire la circonvallazione, saltando tutte le uscite per Gubbio; uscire subito a dx sulla rotonda., e seguire le indicazioni del punto a)
   



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